Pinocchio dagli occhi a mandorla di Maurizio Sciaccaluga Come nel capolavoro del cinema d´intrattenimento “Ritorno al futuro” a firma di Robert Zemeckis, Giuseppe Rado fa un salto nel passato per dare, del presente e del futuro, un´immagine più luccicante, più nuova, più interessante. Come Marty McFly, il personaggio interpretato da Michael J. Fox, interviene sulle trame e le forme della storia, per quanto questa possa essere popolare, quotidiana e recentissima è appunto pur sempre storia, per modificare caratteri e personalità e dare in tal modo dell´attualità, un´immagine diversa, positiva e viva. Il luogo dove tali scorribande prendono piede è quasi sempre il Giappone, mitica terra degli orientalismi fin de siècle, dei “musi gialli” di metà Novecento e dei manga contemporanei, mentre il passato è rappresentato, per lo più, dagli anni Ottanta, dal momento di grande affermazione dei cartoon nipponici di prima e seconda generazione tipo Goldrake, Mazinga, Sailor Moon, Lamù. Rado interviene sulle vicende dei fumetti da albo e teleschermo per cambiarle radicalmente, per confondere gli eventi di Candy Candy con quelli di Pinocchio (la trasformazione del burattino di legno in bambino in carne e ossa non ricorda niente?) e così riuscire a indirizzare gli interessi attuali della ricerca artistica verso la commistione dei linguaggi, verso il matrimonio ibrido tra generi e specie, verso la creazione di un cocktail capace di shakerare gusti e interessi, approcci e stili. Ovviamente, trattandosi di un lavoro sull´immagine, non si tratta di una commistione astratta, concettuale, distaccata dalla realtà e del tutto intellettuale ma, piuttosto, di una fusione di tipo televisivo, pubblicitario, dunque elettrica e scioccante. L´artista sposa fotografia e fumetto, usa programmi di fotoritocco per ricreare, su ritratti dal vero, quelle caratteristiche e quegli sguardi multipupillari tipici dei manga giapponesi e così, alla fine, trasporta i personaggi di carta in una dimensione reale, in un mondo vissuto che, prima, pareva vietato alle fantasie più estreme. Il suo interesse si ferma al volto, all´occhiata (e che occhiata!), ma ovviamente sottintende tutto il resto, lascia lo spettatore curioso di sapere sin dove il gioco possa arrivare a spingersi. Quei fumetti di carne sono come quelli che li hanno ispirati? I personaggi sono, sempre, irreversibilmente, coraggiosi o imbranati, timidi o sfrontati, aggressivi o dolcissimi come le tipologie standard, pochissimo flessibili, dei disegnatori dagli occhi a mandorla? Le ragazzine di Rado sono perennemente discinte e aggressive come Lamù o decisamente buone di cuore e innocenti come Heidi? Sono vestite, o svestite, ma sempre in modo garbato e paradossale, sotto, dove non si vede? Ovviamente non c´è risposta, o meglio, ognuno può trovare quella che più gli aggrada; ciò che conta davvero è aver proiettato e inglobato, con forza e credibilità, la fantasia nella realtà, il passato nel presente. L´artista costruisce, in una visione personale, universi paralleli dove tutto sembri possibile ma non lo fa in nome di una presunta, assoluta credibilità: non ripudia infatti la fantasia palese, incredibile e assurda, anzi la mette in scena. Più che da “Jurassic Park” i suoi sono set da “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, più che Final Fantasy guarda Garfield: insomma, il suo è un mondo immaginario dove interagiscono figure e paesaggi che, normalmente, occuperebbero spazi e piani differenti; il suo è un mondo da cartellonistica creativa, geniale, innovativa. Stesso discorso per la questione temporale: se l´attualità è global, l´Oriente è “chic” e va di moda (ovviamente nella maniera più becera e superficiale possibile), lui lo porta sugli schermi, lo mette lo stesso al centro dell´attenzione, ma riandando indietro nel tempo come con la macchina di Doc, recuperando quel Sol Levante genuino, curioso e assurdo dei primi manga. Gli anni Ottanta ritornano e lo fanno coi loro linguaggi più inaspettati e in realtà ancora più attuali, con la dolcezza, la perfidia, la sensualità, la simpatia delle protagoniste di una delle più importanti e sovversive stagioni cinematografiche che la storia ricordi. Candy Candy è tornata, e noi con lei torniamo indietro nel tempo, a un´adolescenza vicina che, per la velocità estrema dei tempi di oggi, sembra, purtroppo, perduta indietro nella memoria. A differenza, però, da quella serie di lavori che si presenta quale citazione diretta dei manga per adolescenti, dove i soggetti fotografati sono ritoccati in modo da avere occhi enormi e pupille moltiplicate per tre, le altre serie realizzate da Rado s'ispirano a soggetti seri e realistici, pur sempre di fantasia ma in senso romanzesco, da sceneggiato televisivo. L´autore dà vita a due possibili icone, Kaori e Shanty, dell'universo femminile nipponico e per farlo guarda alle pose e all´abbigliamento lirico della Madama Butterfly e di Turandot, pensa ai libretti realizzati da Giacosa e Illica oppure da Adami e Simoni per Puccini. Dal tocco letterario, sbiancate e livide (seppur in una luce accecante), queste opere interpretano e rispecchiano, attualizzandolo e traducendolo, quell´immaginario cronico che l´Occidente spesso tradisce nei confronti dell´estremo Oriente, quella visione distorta e spettacolare che viene a volte fuori quando si parla di Tokyo e dintorni.Visto che la favolistica contemporanea occidentale sul Giappone è tutta ipermodernismo o ultratradizioni, samurai, geishe e imperatori da una parte e karaoke, architetture avveniristiche e cartelloni al plasma dall´altra, senza soluzione di continuità, l´artista cerca il punto di contatto tra questi estremi inconciliabili, e lo trova nelle due eroine femminili : Kaory e Shanty. Non sono geishe ma, in una certa umiltà eccessiva e rassegnazione, le ricordano; non sono ragazzine disinibite d´oggi ma con certi lampi dello sguardo, con certi ammiccamenti, le richiamano alla mente; non vivono nel Giappone imperiale o nella Tokyo attuale ma, oltre la coltre di luce che le attanaglia., potrebbe esserci qualunque panorama. Insomma se, dietro il chiarore abbagliante, si nascondesse un cartoon, le ragazze, che non sono fumetti manga, potrebbero diventarlo. In pratica, un paese da costruire su misura per il proprio immaginario, a partire da una figura credibile e reale fornita dall´artista. Se Kaori o Shanty dipende dal gusto personale, il problema è che, probabilmente, non tutto andrà per il verso giusto. Difficile che siano disponibili a farsi plasmare quest´eroine senza tempo e senza figura: molto più facile che, alla stregua di una Liù o una Butterfly divengano icone irraggiungibili di un mondo tutto proiettato nella fantasia, a portata di mano ma sempre irraggiungibile? |
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